Sull’essere fiero di essere Italiano

In un giorno che considero speciale per gli Italiani, mi sento spinto a scrivere due parole sull’importanza dell’appartenenza culturale, del rispetto della storia e del sentirsi o meno “fieri” di essere Italiani. Queste cose scritte da me forse possono far sorridere: ho vissuto quasi quattordici anni all’estero, credo nella temutissima ‘globalizzazione’ e parlo l’Italiano infarcito di un ammontare di Americanismi quasi fastidioso (e quando provo a dire tutto nella mia lingua madre, faccio degli strafalcioni imbarazzanti – e.g., “piovono cani e gatti”). Inoltre, spesso critico la nostra nazione e suggerisco di imparare da altre nazioni apparentemente messe peggio di noi. Eppure, dovrebbe sentirsi fiero di appartenere ad una cultura (decida lei/lui quale) prima di poter essere veramente uomo. Poi da questa posizione, la persona più evolvere, cambiare idea, imparare e cercare di migliorare. Una volta che c’è appartenenza, si può crescere. E’ un concetto semplice… quando sai da dove parti, puoi sapere dove ti puoi dirigere.

 

Essere fieri non significa accettare tutto di quella cultura; non significa non vederne i difetti; non significa non criticarla… e non significa erigerla a cultura superiore e per questo dominante. Essere fieri di qualcosa, come le nostre origini culturali, significa prima di tutto rispettarle, perché frutto di sacrifici e di gesti e pensieri (spesso eroici e di sacrificio) di persone che nella vita hanno deciso di agire, per modificarle in meglio. Hanno fatto errori, è ovvio. Tutti li fanno. Eppure, se guardo indietro a questi 150 anni, di errori ne vedo molti di meno di quanti invece sono stati i successi.

 

E’ difficile soffermarmi su tutte le cose di cui sono fiero dell’Italia. Sono fiero di tanto e di tanti. Sono fiero della conoscenza e della cultura che l’Italia ha saputo esportare; della cultura del gusto (per le cose belle e per le cose buone) che è sempre stata stimolata. Sono fiero dell’istinto che l’Italia mette nelle arti e che ne fa nascere capolavori eterni e musiche emozionanti e memorabili. Sono fiero dei monumenti, dei testi, delle poesie, delle scoperte, della commedia Italiana, del fruttivendolo all’angolo, del signore che mi saluta tutte le mattine, del pizzaiolo che ha appena aperto a fianco l’ufficio e già mi riconosce quando passo per strada. Sono fiero della libertà di pensieri che ci concede questa cultura, del forte legame della famiglia e del rispetto per le tradizioni. Si, sono fiero di tante cose e soprattutto di tante persone, Italiane. Forse, più di tutto, sono fiero del senso ‘umano’ di tanti Italiani e del loro semplice sorriso, ancora molto generoso verso gli altri (e questa NON E’ una cosa da poco, nella vita di tutti i giorni!).

 

Ma che significa veramente “essere fieri” di una propria tradizione culturale? Non riesco a capirlo perfettamente, scusatemi. La definizione ve la lascio cercare da voi. Forse per me significa tenere alle persone che a questa cultura appartengono, e quindi provare (con tutte le mie risorse) a migliorare sempre questo gruppo… questa società. Ci tengo, e questo mi fa sentire di appartenere a questa cultura. Quindi, ne sono fiero!

 

Poi, da qui a dire che l’Italia sia un posto perfetto, una cultura superiore e “la più bella nazione del mondo”… beh, diciamo che ce ne passa di spazio… e tempo. Ma quale cultura lo è?

 

Non abbiamo il timore di associarci in modo forte ad una cultura, per il rischio di sentirci il peso di tutti i suoi difetti addosso. Anzi, facciamo il contrario. Siamo fieri (io dell’Italia, voi di cosa volete) e per questo prendiamoci tutta la responsabilità che qualunque difetto sia insito in questa cultura è , assolutamente e prima di tutto, colpa nostra.

 

Io, giusto per chiarirci, tra le altre cose… sono fiero di essere Italiano!

 

Buon compleanno Italia.

 

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