Referendum Costituzionale: il mio studiato, sudato, sofferto… e poi convinto SI.

Sono sicuro che tanti di voi, come me, nelle ultime settimane abbiate avuto più di un mal di testa per capire come votare al prossimo referendum costituzionale, oramai a sole 2 settimane di distanza (i.e., 4 Dicembre 2016). Proprio ieri ho deciso di prendere posizione e come avete visto nel titolo, la mia decisione sarà quella di supportare il “SI” a favore della riforma della Costituzione.

Non vi nascondo che la scelta è stata quanto mai difficile e combattuta. Proprio perché ho tribolato non poco prima di prendere una posizione, ho pensato possa essere utile scrivere qui di seguito le ragioni che mi hanno portato alla scelta del ‘SI’. Scrivo queste note per organizzare i miei pensieri (e quindi verificarne la ragionevolezza) e poi con la speranza che possano aiutare anche tanti altri che probabilmente sono ancora indecisi sul da farsi.

Il mio approfondimento è stato stimolato anche dal fatto che qualche settimana fa un caro amico mi ha chiesto di aiutarlo nell’amministrare insieme ad altri un forum (Rerendum.chat) che affrontasse in modo molto oggettivo ed apartitico tutte le possibili conseguente della Riforma in questione. Se vi interessa, il forum è questo e tutti sono benvenuti a partecipare alla conversazione (vi assicuro che i toni sono molto più maturi di quelli di Facebook :). Soprattutto, credo potreste trovare il Forum molto interessante perchè sono state create ‘chat room’ dove è possibile esaminare nel dettaglio come ogni articolo della riforma eventualmente sarà modificato: https://www.referendum.chat/

Ci tengo a sottolineare che affronto questo tema con un forte senso di umiltà, non essendo un esperto di legge ne un politico, ma certamente un cittadino che spera di essere sempre più attento, curioso e vigile su temi importanti quali il senso civico e tutti i temi relativi alla cosa pubblica. Proprio per questo, non posso che comprendere e rispettare tutte le persone che, con coscienza e dopo una riflessione attenta e libera da preconcetti, non condividano le mie opinioni e soprattutto la mia scelta. Capisco chi possa decidere per il ‘NO’: non è una decisione facile e non c’è una evidente verità. Il sistema per il quale ci si chiede di esprimere un voto è iper-complesso e per questa ragione, credo che possiamo solo provare con tutta la buona volontà a seguire un ragionamento che ci convinca della sua solidità e delle sue conclusioni. [Sempre per chiarezza, evito invece di dialogare con chi insiste per il SI o NO solo per partito preso, perchè “il mondo va a rotoli e serve una rivoluzione”, perchè “i politici sono tutti ladri”, etc… di queste persone purtroppo avrò sempre poca stima se prima (1) non sfruttano almeno una buona parte dei loro neuroni e (2) danno spazio al “dubbio” nel loro processo decisionale.]

Come vedrete sotto, si tratta di un articolo non proprio breve. Per il lettore curioso di leggerne ogni dettaglio, buona lettura. Se invece non avete tempo e voglia di leggerlo tutto, vi suggerisco almeno di leggere le sezioni legate all’impostazione del ragionamento (i.e., “L’obiettivo” ed introduzione al “Se Vince il SI”) e poi leggere le parti del “Se Vince il NO” e “Tutto in Prospettiva”. Tra queste due sezioni ci sono diverse considerazioni che “entrano nel merito” dei quesiti referendari, ma non le considererei più o meno importanti del resto del post. Oltretutto, entrare nel merito veramente avrebbe necessitato anche da parte mia un impegno di scrittura molto superiore, quindi a fine post ho fatto riferimento ad articoli molto utili che certamente permettono di approfondire molto di più.

Fatte queste premesse… ecco il mio ragionamento di seguito. Evidentemente, spesso potreste essere in disaccordo con me, ma spero che ci siano spunti di riflessione anche per voi per alcune cose che ho deciso di affrontare. [Se siete in disaccordo, discutiamone volentieri nei commenti.]

L’OBIETTIVO

Prima di tutto ho voluto chiarire quale fosse l’obiettivo chiave di questo referendum.

Già su questo, ho dovuto fare uno sforzo non indifferente per non farlo diventare un voto di simpatia o antipatia, supporto o opposizione, per l’attuale governo Renziano. Non avrebbe portato beneficio farlo. Renzi ha sbagliato a personalizzare il Referendum – siamo tutti d’accordo. Questo non è un voto per far cadere il governo (che, a torto o ragione, potrebbe anche diventare un Renzi-bis in caso di vittoria del “NO”, se ci riflettiamo un po’). Quindi passiamo avanti.

Allo stesso modo, ritengo inutile che in questa occasione il mio voto divenga un “voto di protesta”. Protesta per cosa? Avere l’opportunità di votare dovrebbe essere sempre un’occasione di scelta e quindi una cosa da celebrare, altro che da protestare. Protestare per il fatto che questa scelta così complessa non andasse data ad i cittadini ma presa dalla nostra rappresentanza parlamentare? Beh, francamente, sono d’accordo con i tanti che la pensano a questo modo. È vero, anche secondo me, che questo tipo di questioni, troppo complesse e tecniche (ricordiamoci anche del Referendum sulle trivelle di qualche mese fa), sarebbe meglio affrontarle in Parlamento, da tecnici esperti che possano, con ottimistica speranza, fare i nostri interessi e valutare tutte gli effetti e conseguenze di una tale riforma. Eppure, la nostra Costituzione (proprio quella che tanti in questi giorni stanno difendendo con il sangue) prevede che proprio in alcune situazioni di mancata maggioranza parlamentare, sia il popolo a decidere. Ebbene, ecco qui: la nostra Costituzione ci impone fra due settimane che noi stessi, popolo Italiano, decidiamo se questa va cambiata, migliorata (o peggiorata). Io ci vedo un po’ di ironia in tutto questo.

In breve, siamo chiamati a votare per una questione molto importante per il nostro futuro ed abbiamo il dovere di farlo. Un dovere pesante ma anche un’opportunità di coraggio nel decidere del nostro futuro (dal concetto di ‘coraggio’ mi è venuta l’idea del logo ‘SuperSi’ – grazie al mio talentuoso fratello Marco per la realizzazione).

Ma non divaghiamo… qual è l’obiettivo primario di questo referendum? Secondo me, come tutte le volte che siamo chiamati alle urne, l’obiettivo ultimo della nostra decisione è quella di creare i presupposti per un miglioramento della nostra società. Nella mia opinione, in modo specifico, questo miglioramento della società va considerato solo se contestualizzato non limitatamente al livello Nazionale, ma anche nel contesto Europeo e mondiale. [Questo commento, che può sembrar vago, credo invece sia molto importante da considerare sempre nel nostro impegno politico. Sono infatti certo che le scelte politiche sbagliate possano creare una situazione politica interna talmente instabile da avere effetti anche sulla UE e indirettamente sul resto della politica mondiale, soprattutto in questi prossimi mesi che ci vedranno aver a che fare con personalità “esuberanti” e poco prevedibili come Trump, Putin, Erdogan e altri. Oramai il nostro voto è sempre e comunque un voto che avrà dei seri impatti a livello internazionale. Non ‘se ne scappa’ e sarebbe superficiale o puerile affermare che “dobbiamo pensare solo all’Italia” quando apportiamo la nostra X sulla scheda elettorale.].

Quindi: il miglioramento della nostra società. Un obiettivo certamente complesso… eppure che dipende da un semplice SI o NO segnato su una scheda elettorale? Alla faccia della decisione semplice!

Eppure, se devo cercare di dedurre quale decisione mi porterà probabilmente più vicino all’obiettivo desiderato, devo sforzarmi di immaginare quali saranno le conseguenze nel caso della vincita di un SI o di un NO. Si parte da qui.

Si tratta di un ragionamento tipico del mio background educativo in Ingegneria. Per chi esaminerà la struttura del post vedrà che sto semplicemente applicando la logica dell’albero di decisione (https://en.wikipedia.org/wiki/Decision_tree ). Schematizzo i vari scenari possibili (cercando di intuirne in qualche modo ‘pesi’ e ‘probabilità’ di verifica dell’evento) e quindi ne valuto le conseguenze. Non vi preoccupate però, non utilizzerò formule – non sarebbe possibile.

LE CONSEGUENZE DEL VOTO

Nei prossimi paragrafi quindi esamino entrambi gli scenari possibili (SI e NO) e cerco di suggerire le possibili conseguenze di un cambiamento o meno della costituzione, individuando soprattutto possibili vantaggi e svantaggi della modifica.

Ecco, per chi non volesse entrare nel merito di ogni singolo cambiamento che verrebbe apportato da una vincita della riforma, potrà saltare quasi a piè pari la sezione del “Se Vince il SI” e fare invece riferimenti ad i diversi articoli di approfondimento che ho inserito in fondo al post. Per voi, vi do appuntamento al paragrafo “Se Vince il NO”, la cui lettura è comunque necessario per capire il mio ragionamento sul tema. Se invece avete tempo anche per entrare nel merito dei cambiamenti che saranno apportati dalla possibile vittoria del SI, affronto soprattutto i più importanti e controversi qui di seguito.

SE VINCE IL SI

Se vince il SI, cosa accade? Molte cose, anche se è opinabile il beneficio che porterebbero alla nostra società. Certamente si verificherebbero dei cambiamenti su come viene gestita la res pubblica e questi ovviamente vanno analizzati. Ce ne sono molti, ma come suggerivo, mi soffermerò solo sui più importanti.

CAMBIAMENTO DEL SENATO

Si elimina il bicameralismo perfetto (o paritario). Insomma, il Senato diventa un organo consultivo, con rappresentanza di regioni e comuni, certamente ridotto nelle dimensioni e, non c’è che dire, anche nel potere legislativo. Quindi la Camera potrà far approvare le leggi senza la necessità di un’approvazione del Senato (non per tutte, attenzione: alcune di rilevante importanza, come quelle costituzionali e di materia elettorale rimangono da approvare anche in Senato). La navetta parlamentare (i.e., il rimpallo delle leggi tra Camera e Senato) potrebbe quindi diminuire drasticamente le sue corse, a vantaggio di un processo decisionale più veloce.

Si discute (anzi litiga) del fatto che questo in realtà non accadrà perché ci sono molteplici eccezioni al processo (che prima non esistevano) e si introducono nel processo legislativo tipi di leggi diverse con diversi iter d’approvazione. Eppure è difficile pensare che se da un sistema bicamerale assolutamente “perfetto” (ossia dove ogni singola legge deve comunque avere l’approvazione di entrambe le camere) si passa ad un sistema come quello proposto in riforma (i.e., con ruolo consultivo del Senato e con tempi/scadenze certe), non ci saranno dei benefici sull’efficienza nell’approvazioni delle leggi.

Per me è più importante capire come invece quantificare questi benefici. Saranno solo di 1 giorni di media in meno per legge (la media è stimata intorno ai 400-500 giorni)? O saranno del 50% su queste tempistiche? Francamente nessuno di noi ha gli strumenti per stimare questo beneficio in modo analitico; credo che non riescano a farlo neanche i tanti che stanno spingendo per la vittoria o il fallimento del referendum. Io sono convinto che un beneficio d’efficienza ci sarà. Quanto, lo potremo solo vedere quando sarà attuato.

Ora, la grande paura di molti è quella che tale cambiamento (legato ad altre parti della riforma e all’attuale validità dell’Italicum, certamente da riformare) possa difatti portare ad una deriva autoritaria del governo al potere. Alla fin fine, la Camera (la cui maggioranza assoluta, grazie all’Italicum – che non è tema di discussione della riforma che andremo a votare – potrebbe essere ottenuta anche con una maggioranza relativa alle elezioni) potrebbe avere un grande potere in termini di legiferazione. Beh, questo è vero difatti e credo sia proprio uno dei principali meriti della riforma, e non un difetto.

Ora, che questo invece porti ad una “deriva autoritaria” come paventato da tanti, mi sembra proprio eccessivo. E non solo a me ma anche ai famosi 11 Presidenti Emeriti della Corte Costituzionale che dicono di non essere favorevoli alla riforma (attenzione, si tratti di 11 Presidenti su 40, quindi non “tutti” come tanti affermano), i quali specificano nella loro lettera “Non siamo fra coloro che indicano questa riforma come l’anticamera di uno stravolgimento totale dei principi della nostra Costituzione e di una sorta di nuovo autoritarismo.” Insomma, è irrealistico pensare che ci potrebbe essere una deriva autoritaria come conseguenza della Riforma. Certo, ci sarà un governo più forte (e stabile) di quelli degli ultimi 30 anni, ma è anche questo in realtà quello di cui abbiamo urgentemente bisogno; rendiamocene conto. Al potere di quel governo ci sarà probabilmente per altri 2, 3 anni o più quello che per tanti è l’antipatico-ciaone-sbruffoncello Renzi… va bene, mettiamoci l’anima in pace. Poi ce ne saranno altri (di destra, di sinistra, di centro o di traverso). Il vantaggio però è che avranno sempre un potere sufficientemente forte per governare e fare le auspicate leggi. Se queste leggi non ci piacciono, in futuro non voteremo quei politici. I pesi e contrappesi  comunque rimangono, inclusi quelli del Presidente della Repubblica, del Senato (per alcune leggi di particolare importanza), della Corte Costituzionale, etc. Pensare invece che da questa riforma ne scaturirà in sistema dittatoriale con a capo un toscano in stivaletti in pelle, mi sembra poco realistico (e sto usando un eufemismo).

Si ha poi preoccupazione del fatto che il Senato venga formato da politici “non eletti” dal popolo e si ritiene che questo sia inaccettabile, senza rendersi conto però che i Senatori saranno difatti rappresentanza democratica attraverso le elezioni regionali e cittadine in tutta Italia. Si chiaro, non saranno eletti direttamente dal popolo – ok, ci possiamo vivere con questo, potendo eleggere “solo” chi le leggi le farà (ossia la Camera).

Rimane il rischio dell’inefficienza per il fatto che questo doppio incarico (Senato ed incarico locale) sia troppo impegnativo per ognuno di loro, ma la realtà dei fatti è che sarei felice se meno politici dovessero impegnarsi un po’ in più nelle loro mansioni, con più responsabilità, un tetto al loro stipendio (imposto dalla riforma) e che rappresentassero gli interessi locali anche a livello nazionale.

Sull’immunità dei Senatori ci dovrebbe essere poco da dire. Sappiamo bene (per chi conosce e rispetta un po’ la storia) dell’importanza di concedere ad i nostri rappresentanti al governo l’immunità. Non ci sono dubbi che qualcuno continuerà ad ottenerla nonostante non la meriti, ma è una rete di sicurezza che dobbiamo noi cittadini esigere dallo Stato per un governo moderno, indipendente e stabile.

STATO, REGIONI e PROVINCE

Questo benedetto Titolo V. Su questo tema tante incomprensioni e cattiva informazione, anche demagogica, fino allo sfociare in messaggi di spam che allertavano al “complotto” (anche sul mio WhatsApp – http://www.nextquotidiano.it/referendum-complotto-dellarticolo-117-della-riforma-costituzionale/). Purtroppo alcuni sono certo voteranno “NO” anche per queste idiozie. Sicuramente il tutto indica un po’ di confusione sulla sostanza di questa parte della riforma. In breve, si fa più distinzione sulle competenze tra Stato e Regioni su una serie di temi di fondamentale importanza per la gestione della nostra società, come sui temi di immigrazione, ambiente, trasporti, sicurezza sul lavoro, ed altri. Si tratta di materie (22 per la precisione – qui di seguito un grafico molto utile per indentificarle, rispetto al totale) per cui è logico secondo me avere una competenza a livello Nazionale proprio perché gli interessi di parte di una regione potrebbero andare in conflitto con gli interessi della Nazione (pensate semplicemente se la Sicilia e la Lombardia dovessero prendere decisioni diametralmente opposte sul tema della gestione dell’immigrazione).

Ripartizione materie di competenza tra Stato e Regioni
Ripartizione materie di competenza tra Stato e Regioni

 

Ora, tutta il chiasso fatta su questo povero Art.117 che diventa molto più complesso di prima non dovrebbe essere una ragione per votarlo contro; non se non lo avete letto prima. Non fatevi abbindolare da queste semplice affermazioni. Ovvio che dover chiarire nel dettaglio come si suddivideranno le competenze tra Stato e regioni è più complesso che scrivere un testo più generico ma che sappiamo non ha reso facile la gestione di questi temi dal 2001, creando grandi inefficienze. Gli esperti e l’opinione pubblica sono quasi tutti concordi nell’affermare che in questi 15 anni abbiamo buttato tempo e risorse per l’inefficienza decisionale tra Stato e Regioni su numerosi temi di dibattito. Spesso, il danno peggiore nell’affrontare una decisione e non prenderla!

La riforma potrebbe certo aver sbagliato ad assegnare alcune di quelle 20 materie alla competenza dello Stato; certo questo è possibile. Ma eliminare il limbo nel quale sia lo Stato che la regione specifica potevano entrare in conflitto (come sancito nella passata riforma costituzionale) sulla delibera relativa ad un particolare tema così importante è assolutamente vitale. Quando si parla di vantaggi economici di questa riforma, nella forma di risparmi che si avrebbero dal diminuire le inefficienze delle nostre amministrazioni, qui ne prevedo veramente molti.

DEMOCRAZIA DIRETTA

Su questo punto sono stupito che se ne discuta, francamente. Qui il vantaggio della riforma è secondo me molto chiaro. Da una parte (sembra appunto sia questa la “sóla” alla quale ci si accanisce contro), si incrementa da 50000 a 150000 (un bel +200%) la soglia minima per permettere che si discuta una legge di iniziativa popolare alla Camera. Quello che però non si fa notare (in modo ‘malizioso’ direi) è che, mentre prima circa l’1% scarso (mi sembra 2 su circa 270) delle leggi di iniziativa popolare venivano realmente discusse in Parlamento, ora con la riforma tutte (si, il 100%) dovranno essere discusse dalla Camera in “tempi certi” (da definire quali siano questi tempi, ma certamente la riforma darà una sicurezza che tutte le proposte siano discusse in Parlamento).

A questo si aggiungono altri vantaggi sul fatto che un referendum abrogativo necessiterà solamente di un quorum relativo a quanti hanno partecipato alle ultime elezioni politiche (in soldoni, più facilmente si può ritenere il referendum valido, anche in caso abrogativo).

Difficile pensare agli effetti negativi di questa parte della riforma. Certo la soglia minima si alza (come tra l’altro è aumentata la popolazione Italiana negli ultimi decenni – dal 1961 ad oggi, passata da circa 50M a circa 60M, ossia +20%), ma grazie a sistemi di informazione sempre più efficienti (i.e., Internet), anche la semplice aggregazione di firme a favore di una proposta di legge dovrebbe essere più efficiente (purché siano firme autentiche, ovvio).

TUTTO IL RESTO DEL “SI”

Già mi sono dilungato un bel po’, però va almeno menzionato che se vincesse il si, passerebbero anche altre parti della riforma. Si introdurrebbe la parità uomo-donna nella rappresentanza presso le istituzioni politiche, e sinceramente credo che soprattutto l’Italia ne abbia bisogno. Si aumenterebbe il quorum per l’elezione del Presidente della Repubblica, così da stimolare maggior consenso tra i partiti. Si abolirebbe il CNEL (che la maggioranza degli Italiani, non sanno neanche cosa sia eppure dava da mangiare a tanti scalda-poltrona per qualche generazione dal 1957, ossia da 70 anni). Abolirebbe l’età minima dei Senatori, così da permettere un po’ di svecchiamento di quella classe politica. Finalmente sancirebbe l’abolizione delle province (ma questa è una questione più formale che altro a questo punto, credo). Concederebbe più potere alle regioni “virtuose” (ossia che gestiscono meglio le proprie risorse) rispetto a quelle che ‘una mossa’ non vogliono proprio darsela (e non ci sono dubbi che l’Italia vada ancora a due marce -forse questo aiuterà a metter loro un po’ di pressione?). Si istituirebbe un tetto sullo stipendio ad i politici regionali, così da evitare che il Presidente di una regione Italiana abbia uno stipendio maggiore di quello di Barack Obama (http://www.polisblog.it/post/146431/sicilia-rosario-crocetta-guadagna-piu-di-barack-obama) .

I VANTAGGI ECONOMICI DEL SI

Secondo me qui vanno fatte un paio di considerazioni di tipo diverso.

I vantaggi economici diretti della riforma sono non eccessivamente interessanti (anche se esistono, oggettivamente). Si stimano risparmi di circa €45M-50M per le modifiche apportate al Senato (fonte della Ragioneria Generale dello Stato) ed almeno altri €20M per l’abolizione del CNEL (anche se da ieri sembra che questi possano essere meno, intorno ai €7M, ma da verificare). Ma sappiamo tutti che questi sono bruscolini rispetto a quello che servirebbe all’Italia per ripartire economicamente. Difatti, credo che non sia questo un capitolo interessante che dovrebbe spingere a voltare “SI”. Certo, non è un punto che può spingere a votare “NO”, spero concorderete.

Ci sono invece dei vantaggi economici indiretti che secondo me sono molto più interessanti. Sono di due tipi ed entrambi però poco stimabili in modo analitico.

Esistono risparmi che deriveranno dall’efficienza del percorso legislativo e dal diminuire delle “corse” della navetta parlamentare (di nuovo, potreste argomentare che questo decremento non sarà significativo, ma credo sia difficile affermare che rimarrà uguale ad oggi). Altri risparmi potranno essere indotti dalle politiche di stimolo al virtuosismo da parte degli enti locali e delle regioni. Altri ancora potrebbero derivare dalla fine dei contenziosi tra Stato e regioni per tutte le materi di cui sopra. A quanto ammontano tali benefici? Direi che è analiticamente impossibile stimarlo oggi. Credo però molto nel concetto di sistema meritocratico applicato anche alla res pubblica, e quindi sono molto ottimista su questo punto. Indipendentemente dal ‘quanto’, sottolineo sempre il punto che, nel caso di vincita del SI, sia difficile affermare che i vantaggi economici (anche indiretti) siano pari a zero.

Ci sono infine dei possibili vantaggi economici per l’Italia legati al mercato vero e proprio. Io credo che la possibile conferma che l’Italia sa cambiare e riformarsi mandi un messaggio molto positivo al resto del mondo, e che questo ci aiuti ad attrarre nuovi investimenti e nuovi talenti. Certo si tratta di una previsione molto difficile da fare. Sempre seguendo la stessa logica dell’albero decisionale, è comunque difficile pensare che una vittoria del “SI” porterà a degli impatti economici negativi per l’Italia a livello di macro-economia. Come in diversi altri casi di cui sopra, la vittoria del SI mi fa pensare che i benefici saranno maggiori o più facilmente identificabili (e concreti) di quelli del NO.

Torniamo all’inizio dell’albero decisionale ora….

SE VINCE IL NO

Se vince il NO, cosa accade? Beh, potremmo semplicemente dire che accade poco, o forse NIENTE. Questo, purtroppo, è vero, ed il fatto che accada “niente” secondo me è molto grave.

Sarei a favore del mantenere uno status-quo, soprattutto se le cose andassero discretamente qui da noi, ma decidere di tenere ancora le cose in stallo in questa Italia malata da circa 30 anni di blocco riformistico mi preoccupa molto.

Forse non cambierà nulla solo per altri sei mesi, ma cerchiami di essere sinceri gli uni con altri… questo è altamente improbabile. Forse ci saranno altri due o tre anni di “niente”, ma forse anche altri venti o trenta. Un periodo, certo indefinito, di prolungamento della stallo legislativo dovuto, molto probabilmente alla paura (tipica di noi Italiani) di cambiare in peggio le cose. Per questa paura, per tanto tempo, abbiamo deciso di non cambiare nulla. Non cambiamo le leggi, non cambiamo la Costituzione… ognuno si tenga stretta la poltrona che ha (se ce l’ha!).

La maggior parte di chi spinge per il NO oggi spera che un’occasione migliore arrivi in futuro per riformare la nostra Costituzione. Eppure se si fosse leggermente realistici, si ammetterebbe che negli ultimi tre decenni almeno mai ci fu un’occasione così concreta come quella di oggi. Per uno strano (ma forse masochistico) ottimismo di chi preferisce far fallire questa opportunità di riforma, si pensa che poco dopo un partito o movimento politico abbia la forza per proporre una soluzione migliore di questa. In modo specifico, da chi potrebbe venire questa forza? Da Forza Italia (o dalla destra moderata), che per 6 volte ha già approvato questa stessa Riforma, per poi cambiare idea sul fatto che fosse una buona Riforma per il paese. Sarebbe curioso. Dal Movimento5Stelle, che non volendo far accordi con nessuno dovrebbe ottenere più del 60% della rappresentanza al Governo alle prossime elezioni (che ovviamente non sappiamo quando saranno)?

Bene, il “ramo” di questa parte dell’albero decisionale è corto. Finisce qui. Non c’è da stimare molto e calcolarne la probabilità di un effetto positivo o di un effetto negativo… perché non accade un granché. Anzi… un triste NIENTE.

TUTTO IN PROSPETTIVA

Così, fatte queste considerazioni, provo a salire ancora qualche gradino della scala per vedere tutto da una prospettiva diversa.

L’Italia per decenni ha messo in scena una farsa dove, a causa della poca responsabilizzazione della classe politica, si è fatto poco e male. Provate a pensare di chi sia la colpa di questa drammatica inefficienza del nostro Stato. Non vi verrà in mente un nome ma 100 o 1000. Tutti i politici sono (o sembrano) colpevoli. Lo sono, anche e soprattutto perchè non abbiamo avuto modo di richiedere loro l’accountability (responsabilizzazione?) di quello che ci hanno promesso durante le loro campagne elettorali. Perchè non riusciamo ad ottenere qusta “accountability”? Perchè, tra le varie cose, il sistema legislativo Italiano da opportunità ad ognuno dei nostri rappresentanti parlamentari di crearsi un alibi. Bisogna quindi eliminare la possibilità che futuri politici abbiano alibi da presentarci.

Da una parte, mi è chiaro che se voto NO, provo a difendere un’Italia, che amo profondamente, da possibili rischi di derive autoritarie, escalation dittatoriali, interessi personali. Ma francamente, per quanto il rischio per queste cose non sia mai nullo, trovo il tutto alquanto irrealistico.

Se voto NO quindi dovrei credere che questa scelta porterà l’Italia ad una situazione più rosea tra 2, 5, 20 o 50 anni. Ma sinceramente non vedo come. Praticamente, votando NO, vedo invece la mia conferma (cosciente) di voler tenere l’Italia nello stallo; in un pantano nel quale ogni giorno sprofonda di piu.

Se voto NO, devo poi sperare che qualcosa cambi in futuro… come ho sperato (e sono certo tanti di voi) per gli ultimi venti o trent’anni.

Dall’altro lato, se voto SI, certo mi prendo un rischio del quale sarò sempre responsabile (per me, per i miei figli, per voi che leggete). Rischio di prendere una decisione sbagliata. Eppure questo rischio mi sembra molto misurato, date le tante valutazioni che ho fatto su aspetti specifici della riforma (come si dice, “entrando nel merito”) e sulla possibile rivoluzione costituzionale nel suo complesso.

In tutta onestà, non vedo un potenziale di rinnovamento Costituzionale a breve, se la riforma del 4 Dicembre non dovesse essere approvata. Mi ritengo un ottimista-realista e non mi sembra che ci sia occasione migliore come quella tra pochi giorni per lanciare un processo di riforme di fondamentale importanza.

Se voto SI, sarà merito o colpa mia se le cose miglioreranno in futuro per la nostra Italia. Voglio prendermi questa responsabilità, in modo cosciente, ragionato e coraggioso. Da qui, la mia scelta per questo sudato ma cosciente SI che sceglierò fra qualche giorno. Spero tanti, insieme a me, proveranno a cambiare le cose. L’Italia ha bisogno di tanti “supereroi” del SI.

 

[Spero che il post vi sia stato utile. Se lo trovate potenzialmente utile per altre persone indecise e comunque aperte al dialogo, per favore condividetelo. Se volete discutere insieme di qualunque di questi punti, commentate pure qui sotto e farò del mio meglio nel partecipare alla conversazione, spero matura, aperta e rispettosa. Fatemi notare anche di possibili errori (analitici) o di interpretazione. Grazie a tutti voi per essere arrivati fino in fondo al pezzo.]

 

*****

NOTE EXTRA

Ci sono diversi dubbi che rimangono tali in me e cose di cui sono critico in questa Riforma. Per onestà intellettuale, li faccio presenti. In più affronto il tempo che ad alcuni sembra “tabù” del fatto che la Costituzione possa essere modificata.

LOTTA TRA ESPERTI E COSTITUZIONALISTI

Nei passati mesi si è lottato molto anche nel cercare supporto per chi era a favore o meno della Riforma. Una lettera firmata da 56 professori e costituzionalisti è stata resa pubblica ad Aprile 2016 per allertare sui difetti della Riforma proposta (https://coordinamentodemocraziacostituzionale.net/2016/04/29/56-costituzionalisti-bocciano-la-riforma-della-costituzione-boschi-renzi/). A questa si è risposto il mese dopo con un Manifesto per il SI, firmato da 184 professori e costituzionalisti (http://www.ilfoglio.it/politica/2016/05/24/news/professori-e-costituzionalisti-tutti-i-184-nomi-che-hanno-firmato-il-manifesto-del-si-alle-riforme-96478/). Ovviamente una parte lancia fango sull’altra per screditare le persone nella lista. Ho dato un’occhiata e devo dire che sia difficile andare a vedersi 240 CV’s per farsi un’opinione personale e capire quale lista sia più valida. Conoscendo un numero molto limitato delle persone in questione, direi che la lista del NO è forse più convincente. Nella mia decisione ho preso sicuramente in considerazione questo punto, ed anche per questa ragione con umiltà sottolineo il dubbio nella decisione presa.

LO STATO DI GUERRA

Certamente non mi piace il fatto che, con la potenziale riforma, lo Stato di Guerra possa essere deliberato da un singolo partito se, come potete intuire abbia la maggioranza assoluta alla Camera. Nella Costituzione attuale questa delibera coinvolge anche il Senato invece, anche se la maggioranza richiesta sia semplice.

LA FAVELLA DELLA COSTITUZIONE “PIÙ BELLA DEL MONDO”

Questa cosa mi fa sorridere. Mi piacerebbe veramente sapere perché la nostra sarebbe così bella rispetto a quella Francese, Americana o di altre 20 o 30 nazioni al mondo. Capisco che lo abbia detto Roberto Benigni alla RAI (e poi difatti ora comunque è a favore per il SI), ma chiunque avesse un minimo di intelligenza saprebbe che questa affermazione ha veramente poco senso. Forse potreste affermarlo se aveste letto le altre, ma poi anche in questo caso, come definite la bellezza di uno scritto Costituzionale. Alcuni sembra che lo facciano dal numero di parole contate in un articolo.

Poi, per i meno informati, vi scioccherò dicendovi che dal 1948 l’abbiamo già cambiata 15 volte. Qual era quindi la versione “più bella del mondo”? Quella originale del 1948 (con tolleranza per la pena di morte, per la disuguaglianza tra uomini e donne, per la totale irrilevanza data a tutti gli Italiani all’estero, impossibilitati a votare, etc.) o una delle 14 versioni successive?

Per fortuna invece i nostri padri costituenti avevano avuto l’onestà intellettuale di sapere che la Costituzione non era perfetta (ed anzi eccessivamente convoluta per alcuni processi) ed hanno preparato le basi per un suo continuo miglioramento futuro.

Vi sorprende che la nostra Costituzione sia già stata cambiata 15 volte? Beh, pensate che nello stesso periodo (dal 1948) quella Tedesca (più complessa però) è stata modificata 58 volte. Loro lo hanno fatto in modo molto più incrementale. Noi siamo diversi – abbiamo scelto lo stallo per qualche decennio e poi ogni tanto ci svegliamo. Riflettiamo anche su questo, sganciandoci da preconcetti che non ci aiutano a prendere le giuste decisioni (anzi, che non ci aiutano a prendere alcuna decisione).

TUTTO IL RESTO MANTENIAMOLO NEL VASO

Ci sarebbe da rimuginare per giorni, settimane e mesi poi su tutti i temi che ogni decisione politica fa sorgere ogni volta. L’influenza delle lobby, gli interessi personali, i “complotti” (qui l’Italiano si distingue sempre per la sua fervida creatività), il fatto che non è giusto che i politici diventano ricchi mentre il mondo va in rovina, etc. etc… Ragazzi, se apriamo ogni volta questo vaso di Pandora, non ci smuoveremo mai. Dai, basta!

ERRATA CORRIGE

Un grazie particolare a Marcello e Giuliano che, non solo hanno letto tutto il post, ma sono riusciti ad identificare anche alcuni errori (sia di grammatica/lessico che di tipo analitico). Ho già apportato le correzioni direttamente nel testo. Se trovate altri strafalcioni, fatemelo notare. Grazie!

LETTERATURA E FONTI DI RIFERIMENTO:

 

 

19 pensieri riguardo “Referendum Costituzionale: il mio studiato, sudato, sofferto… e poi convinto SI.

  • novembre 23, 2016 in 8:03 am
    Permalink

    Ciao ho letto tutto ed è molto interessante. Io nn ho ancora deciso e prenderò l’articolo con le pinze per arrivare ad una conclusione.
    Ti volevo chiedere cosa pensi invece sul fatto della non contemporaneità fra i mandati dei sindaci in quanto sindaci e i mandati dei senatori(che saranno i sindaci se vincesse il si). Cioè nn si creerebbe una sovrapposizione di più figure? ad esempio un sindaco è gia stato eletto 2 anni fa e ora si ritrova senatore, ma il suo mandato da sindaco finirà prima di quello da senatore. Come funzionerà?

    Grazie

    • novembre 23, 2016 in 10:29 am
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      Grazie mille Lorenzo, capisco la tua posizione sulla decisione, ovviamente. Riguardo la domanda, credo che in base all’articolo 57, al comma V, che dice che ‘La durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti’, si possa evincere che nel momento in cui un sindaco decade dal suo incarico (e viene quindi sostituito da un nuovo sindaco), questo decada anche dal ruolo di Senatore. La cosa importante da notare è che l’incarico da Senatore dipende dall’incarico territoriale, e non viceversa (e credo che questo sia un bene). Se fosse così, non vedo rischi di sovrapposizione di incarichi. Che ne pensi, ti torna?

      • novembre 23, 2016 in 10:32 am
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        Grazie Giuseppe,

        ma io rimango col dubbio, forse mi sfugge qualcosa. Non potrebbe capitare che in un mandato governativo possano sussiguirsi più di un sindaco(senatore) per lo stesso territorio? Non so se ho spiegato il mio dubbio.

        Grazie

        • novembre 24, 2016 in 1:08 pm
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          Ah scusa, forse non avevo capito la prima volta: la tua preoccupazione è che il Senatore dovrebbe cambiare in un periodo più breve del previsto. In questo caso, nonostante credo non sia tipico (i.e., le amministrazioni locali sono in genere più stabili del Governo – ironico direi), certamente il Senatore andrebbe anche a decadere (con l’incarico territoriale) e darà spazio al nuovo Senatore. Detto questo, non vedo un particolare problema. Tu pensi che possa esserlo?

  • novembre 23, 2016 in 10:37 am
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    Grazie. Davvero. Grazie. Penso che non ci sia bisogno di aggiungere altro. Cercherò di condividere il più possibile questo tuo post.

    • novembre 23, 2016 in 10:39 am
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      Gentilissima Laura, grazie a te per averlo letto (era un po’ prolisso forse :)). Grazie anche in anticipo per le condivisioni.

      • novembre 26, 2016 in 6:43 pm
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        Ti sei dilungato in modo meticoloso sulle ragioni del SÌ, mentre sei stato estremamente stringato su quelle del no. Il tentativo di apparire apartitico mi sembra non essere riuscito.

        • novembre 27, 2016 in 12:59 pm
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          Gentile Ermanno, in realtà credo tu non abbia interpretato correttamente il mio post. Io non ho voluto affrontare il tema della decisione sulle “ragioni” del SI o del NO, ma sugli “effetti” dell’uno e dell’altro. C’è una bella differenza. Da questo cambio di prospettiva sulla solita analisi, è evidente che troverai molte più considerazioni (e quindi il mio ‘dilungarsi’) sugli effetti del SI che non sul quelli del NO. Credo sia ovvia la ragione. Infine, sul fatto di essere ‘apartitico’, non so bene perchè sia importante per te che ci sia un tentativo di apparire non legato ad un partito. Non mi sono mai preoccupato molto di dire se fossi di un partito o meno (per chiarezza, nella mia vita ho votato sia a destra che sinistra e centro). In questo caso poi (il referendum sulla riforma Costutizionale) spero sinceramente che chi voti lo faccia indipendentemente dal fatto che sia il PD a proporla. Lo spero con tutto il cuore.

    • novembre 23, 2016 in 3:29 pm
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      Giacomo, grazie del link. Sarebbe stato più interessante se fosse stato accompagnato da un tuo commento, ma lo pubblico comunque sperando che possa aiutare tutti nel confronto.

  • novembre 23, 2016 in 9:13 pm
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    Ciao, anche io sono tra gli indecisi in cerca d’informazione. Devo dire che trovo questa tua trattazione un po’ lacunosa sotto certi aspetti. Per esempio tra le controversie del “sì” parli di questo tanto citato pericolo di svolta autoritaria e poi liquidi tutto con un “mi sembra improbabile”? Cioè nonostante si vadano a creare le possibilità teoriche perché ciò avvenga, comunque pensi che non avverrà.. sulla base di che? secondo me questo punto merita riflessioni meno banali.
    Ovviamente parlando di svolta autoritaria, non si intende che dalla vittoria del sì saremmo tutti costretti ad indossare giacche di pelle e parlare con la “c” aspirata, ma il fatto che appunto il governo avrà un potere di legiferare molto accresciuto, in barba al ruolo del senato che, con lo scotto di rallentamenti o immobilismo del processo democratico, è di grande garanzia per il cittadino.
    Questo nell’ottica di una democrazia che è di tutti, non solo di quelli che vincono, perché se no parliamo forse di dittatura della maggioranza, che non mi pare esattamente lo stesso.
    Quindi entrambe le impostazioni presentano pro e contro, soprattutto nel caso di abuso delle funzioni: dà un lato si rischia l’immobilismo, dall’altro si apre a scenari che in potenza sono anche rischiosi per il senso stesso della democrazia.
    La politica è l’arte del compromesso, ovvero da una parte non avere mai piena soddisfazione, dall’altra non lasciare mai pienamente insoddisfatti neanche gli “sconfitti”. Dando troppa forza ai vincitori questo equilibrio inevitabilmente si perde.
    Lecito poi interrogarsi su dove questo equilbirio ci abbia portati e dove ci porterà, ma questo è un inevitabile costo della democrazia, se non vogliamo più pagarlo si passi ad altri forme di governo, ma coscientemente.. ai fatti mi sembra qui ci sia una più o meno subdola introduzione di un principio oligarchico. Stralci di democrazia diretta, come dici tu, per la faccenda dei referendum non mi sembrano neanche lontanamente compensativi della perdita della democrazia rappresentativa per tutti (non solo, ripeto, per chi vince).
    Tutto ciò è il nostro modello IN TEORIA, se poi nella pratica ci ritroviamo senatori alla Razzi, tutto quanto crolla, in quel caso meglio tagliarne i costi e via.
    In ogni modo mi par di capire che pure tra i sostenitori del sì vi sia l’idea di una riforma fortemente imperfetta e controversa a tratti, ma su questa campeggi l’idea del “beh, comunque meglio di niente”? E’ esatto? Pure dal tuo pensiero ho avuto questo riscontro… personalmente sono molto cauto, la nostra Costituzione è un documento sacro ed in generale tra non fare qualcosa quando qualcosa andrebbe fatto e far qualcosa alla meno peggio, davvero non saprei cosa sia peggio. Che sia necessario un cambiamento è palese dallo stato delle cose, ed è vero chi vota “no” pure non sta dicendo il contrario, pure qui la questione dunque è se sia più giusto (o meno folle) aspettare cambiamenti più assennati o prendersi quelli che passano per mancanza di prospettive.
    E’ davvero una faccenda spinosa.
    Personalmente, aldilà di ogni incanto, sono anche portato a vedere la faccenda come la domanda dello stupratore: il “sì” non serve, il “no” non basta.
    Come avrai capito sono più portato verso il “no” nella speranza di occasioni migliori, ma cercherò comunque di informarmi ancora e ragionare sulla faccenda in maniera aperta, invito anche te e tutti gli altri a continuare nel lavoro di ricerca di una scelta cosciente…penso alla fine la scelta, qualunque essa sia, si baserà comunque sul solito atto di fede, ma ci si prova.

    • novembre 24, 2016 in 9:53 am
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      Caro “Umbert”(nome probabilmente inventato ;)),
      ho apprezzato molto il tuo commento perchè nonostante sia critico del mio post e del mio pensiero, lo è in modo pacato, ragionato ed aperto al dialogo. Non dici cose per le quali io possa essere in disaccordo francamente. Hai ragione sul fatto che si tratta di capire quanto questo cambiamento possa avere un effetto negativo (e quanto sia importante capire il rischio di derive autoritarie, tra le altre cose, anche se in forme diverse da quelle precedenti). Il ragionamento l’ho fatto e certamente anche io non ho pensato che fosse cosa da poco conto. Detto questo, è molto difficile stimarne il rischio reale. Lo faccio sicuramente anche in base a considerazioni di senso-comune. Lo so che questo non può dar sicurezza a te (o chi altro sia propenso al “NO”) ma purtroppo la sicurezza nessuno di noi potrà averla su un tema così complesso. Dubito anche della persona più informata perchè la previsione delle conseguenze di questa riforma in un sistema complesso come l’esistenza di una società composta da 60 milioni di persone è veramente difficile da prevedere. Ad un certo punto, chiunque vota a favore o contro dovrebbe essere consapevole del rischio della propria scelta. Io, in tutta serenità, credo che il rischio che non succeda (quasi) nulla per l’ennesimo anno in questa nostra Nazione è troppo alto, considerato il fatto che il resto del mondo, anche a passi da Vatussi, cambia! Io credo che il rischio associato al cambiamento sia francamente minore di quello di non cambiare nulla, anche se non sembra una cosa intuitiva. Mi piacerebbe che altri abbiano questo sentore di coraggio interno e siano pronti a prendersi la responsabilità del cambiamento.

  • novembre 24, 2016 in 1:11 pm
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    Grazie per il tempo dedicato a scrivere questo ottimo articolo e all’onestà di trattazione. Mi ritrovo molto in alcune tue considerazioni (anche quella di voto) e anche nella “sofferenza” del dubbio su alcuni temi. Ma come dici tu è giunta l’ora di essere responsabili del nostro futuro e di prendersi anche dei rischi. Sono stufo di vedere su facebook migliaia di persone che condividono frasi come “sii artefice del tuo destino” o “senza rischi non si migliora” e che poi vivono nell’immobilismo perchè forse potrebbe anche andare male 🙂

    • novembre 24, 2016 in 1:54 pm
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      Simone, grazie mille a te per aver letto il post. Chiunque dedichi tempo a questo tema, informandosi e confrontandosi con altri in modo equilibrato ha tutta la mia stima, indipendentemente dal voto in se.

  • novembre 25, 2016 in 11:39 am
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    “Neppure è vero che oggi finalmente stiamo realizzando ciò che in passato non era mai riuscito a nessuno di fare, come rozzamente viene propagandato puntando sulla smemoratezza o la disattenzione dei cittadini. Al contrario siamo davanti a un film già visto: negli ultimi quindici anni ci sono stati ben tre interventi di riforma costituzionale (compreso l’attuale) che hanno interessato la seconda parte della Carta. Anzi, in questo arco di tempo, i partiti hanno scaricato sulle istituzioni le proprie difficoltà e hanno consentito che si affermasse, anche in ambito costituzionale, una visione dirigista e tecnocratica della vita politica. In forza di questo disegno si pretenderebbe di regolare dall’alto, con un’operazione di ingegneria istituzionale, le pulsioni e gli istinti di una società sempre più tormentata. In realtà, siamo davanti a una crisi politica e non costituzionale: partiti sempre più inefficienti e una politica sempre più debole e squalificata hanno attribuito alla Carta le responsabilità delle proprie inadempienze, alimentando un’incertezza assai più grave e dannosa – perché riguardante direttamente le istituzioni – della precarietà che può accompagnare la vita di un singolo governo.”

    • novembre 25, 2016 in 1:06 pm
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      Luca, sono d’accordo sul fatto che stiamo attraversando una crisi politica che non è solo dovuta alle inefficienze della nostra carta Costituzionale. Sono però meno d’accordo se invece non si ammette che il nostro sistema legislativo (da questa strutturato) è certamente molto meno efficiente e quindi efficace di quello che potrebbe essere. Vero anche che si sono apportate riforme alla Costituzione negli ultimi anni, ma queste riforme erano certamente molto meno significative di queste (forse si sarebbe dovuti essere più coraggiosi quando si è provato a dare più autonomia alle Regioni, eppure li abbiamo deciso di fare una riforma a metà). Tornando ad un punto cruciale, concordo con te che la crisi politica è significativa e non sarà solo questa riforma a risolverla. Io credo che questa riforma possa essere “carburante” necessario per stimolare un processo di grande cambiamento.

  • novembre 27, 2016 in 8:19 am
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    Sei stato chiaro e onesto. L’ho gia condiviso, incentivando figlie, amici e studenti a leggerlo. Contenuto molto chiaro e apprezzato. Alcuni errori di dattilografia che per un vizio professionale mi saltano sempre agli occhi. Grazie!

    • novembre 27, 2016 in 12:03 pm
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      Paula, molto gentile e grazie infinite sia per la lettura che poi per le condivisioni. Sugli errori, perdonami, ma sono consapevole di non essere uno scrittore attento (ho comunque scritto di fretta e poi avendo vissuto circa 13 anni all’estero, questo non aiuta con l’amata lingua Italiana). 🙂

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