Italiani: popolo di farabutti che combatte il malaffare

Mai come in questi ultimi dieci o venti anni credo che ci sia stata un’evidente presa di coscienza da parte di tanti Italiani stanchi di quello che sta succedendo nella nostra nazione: corruzione, clientelismi, furti, favoritismi, tangenti, evasione fiscale, assenteismo, raccomandazioni e tutto il resto della categoria (che permettetemi, per semplicità di esposizione, di chiamare “malaffare” per il resto del post), la quale ha trovato terreno extra-fertile negli anni ‘70 e ‘80, oggi sembra finalmente essere riconosciuta da tanti come il vero cancro della nostra società e quindi va combattuta in tutti i modi.

Beh, prima di tutto direi che la consapevolezza di questo evidente problema sociale è un segnale positivo, senza dubbio.

A questo punto la domanda che mi viene naturale chiedermi è se questa consapevolezza basti per portare (finalmente) la necessaria pulizia interna a questo nostro paese, cambiandone la sua direzione. Considerato che la maggior parte della nostra società è oramai inorridita ed incessantemente più frustrata da quelle che sono attività di malaffare come quelle menzionate, verrebbe certo naturale pensare che sia oramai solo una questione di tempo prima di una possibile risoluzione. Dopotutto, se tutti noi (o la stragrande maggioranza) non possiamo più tollerare chi ruba, imbroglia, mente e raggira, dovremmo metterci relativamente poco ad estirpare le rimanenti erbacce da questo bel giardino in cui viviamo. Eppure, a malincuore, la maggior parte di noi ha la sensazione che non sarà così.

Difatti molti purtroppo, forse portati al pessimismo estremo da decenni di inatteso miglioramento, pensano che questo cancro interno non sia risolvibile sino a quando avremo al Governo (o comunque in posti di potere) persone che rimangono corrotte, false e farabutte. Certo, come dar torto a questo ragionamento? Se rubano loro, ovviamente ruberanno tutti: è una reazione a catena.

Cetto La Qualunque, perfetta rappresentazione del malaffare insito nell'Italiano medio
Cetto La Qualunque (Antonio Albanese)

Ma sono questi uomini potenti i primi a rubare a noi, gente comune? Sono loro quindi necessariamente la causa di una nazione così corrotta? O forse possiamo anche considerare coraggiosamente una prospettiva diversa? Potrebbe appunto essere concepibile pensare che ritroviamo al governo (e quindi in posti di potere) la giusta rappresentanza della nostra società (i.e., corrotti perché rappresentano corrotti)? Insomma, viene prima l’uovo o la gallina?

Sul malaffare, una prospettiva impopolare.

Io un’opinione ce l’ho… ma è impopolare. Però, sperando che ci aiuti in questo difficile percorso di miglioramento, la condivido con voi. Chissà, magari alcuni di voi la troveranno condivisibile e forse ci avvicinerà ad un’altra verità. E se fosse così, non sarebbe male… dopotutto, riconoscere un problema è certamente il primo passo per iniziare a risolverlo, no?

Nella vita ho avuto una grande fortuna. Ho vissuto all’estero per circa 13 anni, in diverse nazioni (tra cui soprattutto USA, UK e Francia). A questi ho poi aggiunto tanti viaggi che mi hanno avvicinato a culture spesso molto diverse dalla nostra. Mentre fare analisi sociologiche generaliste ed allo stesso tempo approfondite è forse qualcosa che non sarei in grado di fare, una cosa la posso dire con convinzione: noi Italiani accettiamo il malaffare molto più di altre culture. Si, è triste, imbarazzante, umiliante e demotivante ammetterlo, ma lo accettiamo spesso… e raramente facciamo qualcosa per contrastarlo.

Ernesto Bertani, Entrelazados
Ernesto Bertani, Entrelazados

Ma attenzione: non intendo che accettiamo semplicemente il malaffare delle caste e dei potenti, giustificando questo atteggiamento per la percepita impossibilità di poterci fare qualcosa a riguardo (tra l’altro un sentimento comune anche nella maggior parte delle altre nazioni). Questo sarebbe più accettabile. Alla fin fine, come possiamo impedire che le banche si arricchiscano sui nostri risparmi? Che i politici prendano pensioni d’oro dopo anni di attività come voltagabbana professionale? Che grandi industriali ormeggino yacht a Portofino mentre i dipendenti delle loro aziende sono in cassa integrazione? Ovvio che il senso di impotenza qui non può che assalirci, spesso trasformandosi in desiderio di ribellione anche violenta e poco ragionata.

La cosa però a mio avviso terribile è che noi Italiani, a differenza di tante altre culture, accettiamo anche il ‘piccolo’ malaffare. Gli apparentemente piccoli atti di inciviltà e mancanza di rispetto verso il prossimo. Questo secondo aspetto è secondo me il più importante sul quale ponderare e che credo sia alla base della nostra complessa situazione sociale.

Caravaggio, I Bari
Caravaggio, I Bari

Per qualche strana e perversa ragione (sulle cause si potrebbero fare interessantissime considerazioni storiche e religiose in realtà, fatte spesso durante belle conversazioni a cena a casa con amici – magari il tema per un altro post), noi Italiani ci siamo abituati ad accettare il malaffare nella nostra vita quotidiana. Questo però, non riusciamo quasi più a riconoscerlo e quindi a giudicarlo. Il problema, quello vero e profondo, è che (a differenza di pochi santi sparsi qui e li), siamo tutti in qualche modo corrotti e farabutti (ve lo dico non per offendervi, si intende). Ah, e per chiarire: SI, noi Italiani lo siamo certamente di più di altre società.

Addirittura, quando riconosciamo il malaffare, a volte (spesso, anche) lo celebriamo e ne rispettiamo la persona che lo perpetra. Anche nella terminologia usata potremmo farci un esame di conoscenza: il “furbo”, o ancora più carinamente il “furbetto”, è spesso l’aggettivo/vezzeggiativo in cui definiamo questo farabutto.

Tra consapevolezza ed offesa

Lo so, probabilmente nessuno di voi lettori di questo post ammetterà di essere un farabutto, un truffatore… purtroppo invece credo che lo siate… lo siamo tutti noi, in realtà. Lo siamo, prima di tutto, perché non ci preoccupiamo che tutti (e non solo i potenti) si comportino da cittadini onesti, rispettosi di regole ed imposizioni della società. Lo siamo perché certamente è faticoso, scomodo e molto impopolare fare il “vigile” di ogni situazione, andare contro la norma (e.g., “e dai, tanto lo fanno tutti!”) e farlo di persona (piuttosto che attraverso un social network o ad un aperitivo con altri amici che riteniamo onesti). Lo siamo farabutti, perché alla fine pensiamo che non sia importante rispettare le regolette, quelle piccole, se tanto tutto il resto della società va allo sfascio. E così, gli scontrini non ci interessa chiederli se non vengono stampati, l’idraulico ci conviene pagarlo in nero per risparmiare €200 (“eh beh, son soldi, eh!”), l’auto parcheggiata sulle strisce la si schiva di fretta tra un meeting e l’altro, si esclama “che culo!” se il cameriere si dimentica di farci pagare la birra al pub, il professionista alla ‘Mr Wolf’ (se non sapete di cosa parlo, dovete ancora vedere Pulp Fiction di Q.Tarantino) lo si chiama se abbiamo un problema da risolvere al comune (con la piccola mazzetta in busta chiusa), ecc…

Io credo che non ci sia modo di uscire da questo impasse se prima di tutto noi non faremo la nostra parte. L’ho sempre creduto. Questa nostra “parte” consiste come primo passo nel rendersi conto che il malaffare ‘piccolo’ porta necessariamente a quello ‘grande’. Successivamente, nel fare un onesto esame di coscienza per realizzare non *se*  siamo farabutti o meno, ma semplicemente *quanto*  lo siamo, e renderci conto che certamente questa non è una qualità di cui vantarci. Infine, nel cominciare (anche piano piano) ad agire nel divenire ‘meno farabutti’, giorno dopo giorno. in un continuo ed inesorabile attivismo alla legalità.

Solo dopo questo potremo sperare di essere sul percorso giusto per fare di questo bel paese una società molto più piacevole dove vivere, lavorare e contribuire al benessere di tutti. Solo a quel punto potremo esigere rispetto nei nostri confronti da quelli che con più convinzione potremo definire diversi da noi, perché farabutti (inclusi, certo, anche i politici… i nostri splendidi capri espiatori per generazioni).

Con affetto, un farabutto (pentito) come te.

[Una richiesta: se avete apprezzato il pezzo, o comunque se lo trovate stimolante per qualche riflessione, per favore condividetelo con i vostri amici. Vorrei che ci fosse più gente che rifletti su queste argomentazioni. Poi se ne discute apertamente. Grazie mille.]

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