Amazzonia: l’inizio dell’avventura, Alter do Chão e Santarem, la foresta ed il Tapajos

Chi non desidererebbe raggiungere nella vita una condizione di benessere interiore dato da un senso di tranquillità generale, che ti fa sentire leggero e soave? Per gli indios dell’Amazzonia, questa condizione di benessere è rappresentata dal termine “Herisãrõ”, che nella lingua indigena Tukano (una delle lingue parlata appunto dagli Indios sudamericani) significa “respirazione profonda”.

Quando sono partito per il Brasile (per la quinta volta) qualche settimana fa, non conoscevo neanche il termine Herisãrõ. Certo poi non mi sarei mai aspettato che il mio viaggio in Amazzonia mi avesse portato a provare questa condizione di benessere interiore. Eppure, è successo. Per una serie di casi fortuiti e del giusto stato d’animo ed attitudine durante il viaggio, questi giorni si sono rivelati un’esperienza molto più significativa che tante altre nella mia vita.

Sono oramai tornato da diversi giorni da questo viaggio, molto ricco di esperienze ed emozionante fino al midollo. Poco più di due settimane per me e la mia ragazza, passate ad esplorare una piccola parte dell’Amazzonia, mossi da diversi tipi di curiosità: quella naturalistica ovviamente, ma anche quella storica, culturale, sociologica e ancor più quella spirituale. Abbiamo fatto tre esperienze molto diverse l’una dall’altra, e devo dire che la più forte e significativa è stata l’ultima delle tre, dove appunto abbiamo conosciuto il significato di Herisãrõ.

Copertina del libro “il tuo Herisãrõ”, dello sciamano Regis Myrupu

Siccome posso immaginare che per tanti di voi questo tipo di viaggio e di esperienza di vita possa essere di interesse, magari per poterla fare anche direttamente in futuro, mi dedico a scrivere alcune note che spero possano farvi conoscere una realtà che per me risulta tra le più affascinanti del nostro pianeta terra. Spero che magari queste mie parole stimoleranno alcuni di voi ad intraprendere questo stesso viaggio di esplorazione (della natura e del suo “spirito” – dopo vi spiego un po’ in più di questo concetto).

Già che ci sono però, vi parlerò di tutti e tre i ‘capitoli’ di quest’avventura, anche perché mentre vi do qualche consiglio e condivido con voi qualche link o contatto utile, mi aiuterà a ripercorrere il fortunoso percorso che ho avuto l’occasione di percorrere. Scriverò queste note di viaggio spezzettandole in 3 o 4 diversi post, per non rendere la lettura eccessivamente impegnativa. Il caso vuole poi che nonostante narrerò delle diverse esperienze in ordine cronologico, queste rappresentino comunque un’evoluzione naturale del percorso che ho fatto anche a livello più “interiore”. Chissà se poi forse di caso non si tratti.

Scriverò di tapiri, formiche, tarantole, bradipi e piraña. Vi racconterò di esperienze indimenticabili, piatti succulenti, morsi di ragni, nottate passate in mezzo alla foresta; vi parlerò della vita con uno shamano, di sua moglie e di tutto il villaggio indios, della cultura indigena Amazzonica, degli spiriti della foresta e di altre cose che mi torneranno in mente mentre scrivo. Spero vi diletterà.

Se qualunque delle mie note vi destasse curiosità, chiedete pure nei commenti. Cercherò di mantenere il testo breve, ma tante volte i dettagli di cui si potrebbe scrivere per ore nascondono dei bellissimi segreti e insegnamenti.

LA FISICITÀ DELLA NATURA

L’avventura (perché alla fine si è trattato più di questo, che di una semplice e prevedibile vacanza) è iniziata in un posto dalle sembianze caraibiche, chiamato Alter do Chão, a circa 20km dalla città di Santarem. Siamo più o meno dove il fiume Tapajos (ventesimo fiume più grande al mondo per portata) confluisce nel Rio delle Amazzoni (di gran lunga il primo al mondo per portata – ref.1), creando un ambiente naturalistico senza eguali.

      

L’alveo (il corpo d’acqua tra i due argini, insomma) del Tapajos raggiunge i 20km-25km di larghezza, facendolo sembrare più un mare che un fiume dalle spiagge in cui ci siamo rilassati. E di spiagge di stile caraibico in questa zona ce ne sono a centinaia, spesso anche totalmente deserte in questo periodo dell’anno (ancora non in alta stagione, che è più verso Settembre-Dicembre). La rivista The Guardian le definisce le spiagge di acqua dolce più belle del mondo, ed ora capisco perché. Basterebbe questo per farci sentire in un posto speciale, ma come potete immaginare questa è solo la punta dell’iceberg (ovviamente parlare di iceberg è una ironica metafora, essendo sempre intorno i 30-35 gradi centigradi in questa zona del mondo 😉 ).

Spiaggia sul Tapajos
Alcuni angoli di paradiso scovati sulle mille spiagge lungo il Tapajos

Da Alter do Chão, spostandosi in barca sul Tapajos, si raggiungono innumerevoli siti dove poter entrare in contatto con gente indigena e fare esperienze legate all’esplorazione della natura. Tutte cose da fare in giornata. Dopotutto, Alter do Chão si trova proprio ai bordi della Floresta Nacional do Tapajos, riserva naturale immensa (circa 1.4 milioni di acri), tempio del vigore e della prosperità della natura. Così, a due ore dalla colazione, si può intraprendere una passeggiata nella foresta per ammirare la potenza della natura, le sue immensità, la sua sofferenza a causa dell’uomo, la sua infinita resilienza. Si può visitare una piccola comunità di indios per mangiare con loro il pesce appena pescato, oppure ammirare piantagioni di Victoria Amazzonica (la più grande specie della famiglia delle Ninfee), gelosamente protette da una famiglia di indios che vive in una comoda e spaziosa palafitta.

Tavolo apparecchiato ad un piccolo villaggio indios. Sul tavolo, un delizioso tambaqui appena pescato e grigliato, con la sempre presente tapioca e accompagnamenti vari (ma quello che conta è il tambaqui 🙂 )

Inoltre, nella piccola cittadina di Alter do Chão, a parte l’amichevole ed accogliente piazzetta con quattro o cinque ristorantini di buona qualità (soprattutto per il pesce fresco), esistono poche strutture ricettive e spesso sono delle pousadas immerse nella natura. Così ci siamo ritrovati a passare cinque notti in una casetta in legno delle tre o quattro che fanno parte della pousada TerrAmor (https://www.terramor.com.br/). Posto molto semplice ma assolutamente accogliente (grazie anche al suo gestore ed alla sua compagna) e speciale, perché in totale sintonia con la natura che lo circonda. Sintonia che significa sicuramente anche un contatto molto diretto con la natura, con i suoi animali, con i suoi suoni e con le emozioni che trasmette.

Il nostro piccolo rifugio nella foresta (Alter do Chao)

      

La stupenda area comune della pousada TerrAmor

Certo alle volte il contatto diventa anche “troppo”, quando ti ritrovi ragni ed altri insetti in camera mentre tu cerchi di chiudere occhio, ma anche questa è parte dell’avventura e vi assicuro che dopo le prime 24-36 ore ci si fa l’abitudine. Poi però ritrovarsi a vivere all’interno della foresta Amazzonica insieme ad una moltitudine di specie viventi, diventa qualcosa di magico a dir poco. Così, quando per la prima volta si fa l’esperienza di udire tutt’attorno il “ronco do bugios” (ossia il ruggito delle scimmie) che con le loro grida marcano il loro territorio nella foresta, ti senti parte di un mondo naturale, intenso, vivo e violento che non pensavi neanche esistesse e che ti fa ammirare ancor più il pianeta dove siamo capitati.

[Angolo del Consiglio Utile – visitare l’Amazzonia sicuramente implica una preparazione anche pratica. A livello di vaccini, almeno dovreste farvi quello per la Febbre Gialla (obbligatorio – si tratta di un rischio comunque di mortalità da non sottovalutare). Poi certamente conviene andar attrezzati sia con il giusto vestiario che non qualche insetticida efficace: munitevi almeno di un insetticida per la pelle forte, con DEET al 50% (come il Jungle) e di un ulteriore insetticida per abiti , zaino, amaca e altro, per il quale dovrete accertarvi che contenga “permitrina” (in Italia si vende il BioKill, anche se poi dovrete travasarlo in contenitori da viaggio più comodi). Anche se tener lontani tutti gli insetti della foresta sarà impossibile, vi assicuro che questi due prodotti renderanno l’esperienza molto più gestibile.]

   

In questi giorni nella pousada abbiamo visto scimmie unirsi a noi per colazione, bradipi osservarci con paziente curiosità, uccelli tukano cantare le loro melodie, ragni ed altri insetti chiederci di coabitare qualunque ambiente (e c’è poco spazio per la negoziazione!). Il tutto, nell’ambiente più ospitale per la vita (in senso esteso), ma forse meno adatto alle nostre abitudini oramai innaturali di essere umani.

Sono state giornate in cui, cominciandoci ad ‘orientare’ meglio in questo tempio della natura,  abbiamo portato rispetto al “vecchio saggio” della zona (un albero di circa 300 anni, alto più di 30 metri, immerso nel verde a circa 5 km  dall’argine del fiume), anche per scusarci della devastazione che abbiamo creato (soprattutto noi Europei) alla foresta a partire dalla fine dell’800, proprio perché dai tanti suoi cugini alberi (i.e., alberi della gomma – https://it.wikipedia.org/wiki/Hevea_brasiliensis) abbiamo preteso di estrarre tutto il latex possibile, a scapito della loro sopravvivenza ed alla sopravvivenza di tanti indigeni resi schiavi, sfruttati per il lavoro di estrazione e lasciati morire in condizioni disumane. Per i curiosi di storia come me, vi suggerisco di leggere qualcosa su quei trentatre anni (1879-1912) così devastanti per questa regione: Amazon Rubber Boom.

E quando alla sera si usciva dalla foresta per tornare sulle sponde del fiume, questi erano i tramonti che ci aspettavano.

L’immensità degli ambienti ed il dominio della natura di tutta questa immensità è sicuramente la cosa che mi ha colpito di più di questa prima parte del nostro viaggio. Il posto è ancora più magico in questo periodo in cui il Tapajos (come gli altri fiumi dell’Amazzonia) sono in piena. In queste settimane (ossia al termine della stagione delle piogge), pensate che il livello dell’acqua di questi enormi fiumi più salire fino a quasi 10 metri. Se pensate alla dimensione di questi corpi d’acqua, significa un volume di acqua immenso. Basta ricordare quello che vi scrivevo prima, ossia il fatto che ad Alter do Chão la larghezza del Tapajos può raggiungere anche i 20-25km.

Tanto è grande l’impatto di questo innalzamento delle acque che i fiumi sommergono la terra ferma (ricca di vegetazione, come potete immaginare) per un’area che varia tra i 100.000 e i 350.000 chilometri quadrati. Vi rendo facile capire di cosa stiamo parlando: si tratta della stessa superficie della Germania intera. Quest’area viene quindi inondata per un periodo di vari mesi e tutto l’ecosistema si riadatta a queste nuove condizioni. Per il turista, l’effetto è incredibile. Prendere quindi una canoa e farsi accompagnare da un indigeno tra le lagune createsi per queste inondazioni è una delle esperienze più emozionanti che potete fare. Non solo il silenzio è disarmante, i colori inebrianti ed il dolce dondolio rasserenante… ma la possibilità di addentrarsi nella foresta in modo così silenzioso permette di avvicinarsi ad animali che raramente è possibile vedere vicino zone abitate (come appunto il nostro incontro con un bradipo).

Pochi giorni in questo paradiso terrestre sono assolutamente rigeneranti, ma forse ancor di più, aiutano a capire quanto tutto vada rimesso nella giusta prospettiva. Qui il termine “natura” assume un significato molto più forte di quello a cui la maggior parte di noi è abituata a pensare. Vivere tra questi alberi per qualche giorno ti insegna prima di tutto a capire quanto estesa, imponente, forte, selvaggia, pericolosa e ricca sia la Natura quando è libera di essere ciò che vuole. In pochi giorni, si impara prima di tutto a percepire la vera e imponente fisicità della natura.

Terminata questa prima parte del viaggio, era tempo di mettere di nuovo tutto nello zaino e partire per una nuova destinazione. Non sapevamo bene quello che ci avrebbe aspettato nella nuova destinazione… ma forse eravamo ancora meno preparati di quello che ci aspettava durante il viaggio da Santarem a Manaus. In se, una bell’avventura… ma questa ve la racconto la prossima volta.

Per ora vi saluto qui, ma senza dubbio alcuno… TO BE CONTINUED 😉

[Nel frattempo, se avete curiosità, scrivete qui nei commenti e vi rispondo con molto piacere.]

Ref.1: I più grandi fiumi del mondo (per portata) – https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_rivers_by_discharge

 

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